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La città senza castelli

Nonostante ufficialmente vi siano due complessi secolari, la nostra città – ad oggi – non dispone di alcun Castello, almeno nell’utilizzo più degno e meritevole che spetterebbe a strutture di tale bellezza e importanza storica.
Se da una parte, ogni anno – ciclicamente – si ripropone il tema della smilitarizzazione del Castello Svevo, dall’altra si assiste sgomenti e inermi al declino del Castello Aragonese, deturpato e abbandonato da troppo tempo e oggi meta di vandali e “turisti” locali che improvvisano pic-nic all’interno dei gloriosi saloni voluti da Ferdinando D’Aragona.  Intanto da qualche giorno è online il bando del Mibact di un importo totale di circa quattro milioni di euro, finanziati con il Programma ordinario nazionale Cultura e Sviluppo FESR nonché l’inserimento del Castello nella lista delle Opere Pubbliche del Comune di Brindisi 2017-2019 da parte dell’amministrazione Carluccio, anche se, in questo caso, si fa affidamento unicamente su eventuali finanziamenti privati.
Intanto non mancano gli esempi di utilizzo virtuoso di strutture similari: a Taranto, nonostante il famoso Castel Sant’Angelo sia gestito da tempo dalla Marina Militare, dal 2004 è possibile effettuare piacevoli e quotidiane visite gratuite che, a leggere dalle recensioni online, lasciano più che soddisfatti i tanti turisti che si incamminano lungo le bellissime sale accompagnati, peraltro, da preparatissime guide militari.
Iniziativa senz’altro ripetibile nella nostra città, se solo ci fosse la voglia di insistere sulla collaborazione con i militari.
Probabilmente l’esempio più emblematico per capacità ottimale di utilizzo è il Castello di Otranto che da anni ospita mostre di livello assoluto con speciali su Guttuso, Warhol, Mirò e McCurry solo per citarne alcuni, attirando ulteriori turisti in città.
Uno dei casi più recenti, invece, è quello del Castello di Santa Severa, sulla costa romana, riaperto qualche giorno fa, nella giornata del 25 aprile. La scrittrice Lidia Ravera lo ha descritto recentemente come “un luogo incantevole che unisce cultura e natura, un castello sfiorato dal mare, benedetto dalla musica ininterrotta della risacca, ricco di giardini e cortili, di una cappella affrescata e torrette e saloni e scavi archeologici…”.
Peraltro, nonostante sia una fortezza bellissima, il Castello di Santa Severa non gode del potenziale di cui godrebbe il nostro Forte a Mare che, invece di essere semplicemente toccato dal mare, è letteralmente adagiato tra le acque, come una vera e propria isola. Una particolarità più unica che rara, pensando solo alla possibilità di entrare nella struttura tramite l’imponente darsena interna.
A Santa Marinella l’idea della Regione è quella di creare un luogo di confronto e dialogo anche in relazione alla posizione strategica che pone il Castello quasi al centro del mediterraneo. Anche in questo caso pensiamo alla ubicazione perfetta del Castello Aragonese, vero ingresso di quella Porta d’Oriente affacciata sulle civiltà arabe e dell’est Europa.
Oltre a un restyling esterno, all’interno del Castello di Santa Severa sono previsti cinque musei, cinque sale convegni di varie dimensioni, una libreria e un book shop. Mentre l’hotel e il ristorante  apriranno nel 2018.
Insomma, ovunque, nella penisola si moltiplicano i progetti per valorizzare Castelli e fortezze storiche con programmi coraggiosi ed audaci. L’impegno delle istituzioni locali, però, è fondamentale ma da noi c’è chi sembra non averlo ancora capito.

 

 

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