Raretracce

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La litoranea dimenticata

Se la parola maestrale, invece che al famoso vento che soffia con forza da Nord-Ovest, vi fa pensare ad un buon drink in riva al mare, allora, sicuramente, anche voi siete tra i tanti pugliesi – brindisini compresi – che si spostano per raggiungere uno dei locali più noti del tacco d’Italia, situato in quel di Otranto.
Ritrovo mondano di vip e turisti, il Maestrale si scorge a ridosso della baia portuale della città salentina ed è principalmente caratterizzato per l’eleganza e l’invitante posizione. E’, difatti, collocato lungo un classico molo portuale, accanto alle rampe di acceso delle barche in acqua.
Perché parlare del Maestrale? Perché – se ci pensiamo – c’è tanta gente che l’estate, col caldo afoso dell’agosto pugliese, macina chilometri per un posto sul mare, curatissimo e ben gestito per carità, ma pur sempre un locale su un molo. E puntualmente, tutto ciò mi fa riflettere sul potenziale della nostra zona.
Mi fa meditare e domandare: cosa manca alla nostra città per potere avere attività simili? Quante cose ancora si potrebbero fare valorizzando un porto e una litoranea come le nostre? Più semplicemente: quanti “Maestrale” potrebbero esserci da noi? Eppure, alla fine, tante idee qui stentato a decollare.
Mentre in Salento tante intuizioni divengono attività di successo e fama nazionale, nella nostra zona non sempre riescono a farsi spazio e non certo per la mancanza di talento dei nostri concittadini.
Che, quando ce la fanno, trovano una serie enorme di difficoltà collaterali, a partire dal mancato supporto delle amministrazioni locali.
Lo sanno bene i titolari delle attività della nostra litoranea che, con l’arrivo della primavera, hanno già da tempo riaperto i battenti, puntando da subito su proposte di qualità. Tra concerti, offerte culinarie e iniziative culturali, da Apani alla conca, le proposte non mancano.
Pensiamo solo a strutture come il Guna, l’Oktagona o il Pontile, ristorante nei pressi del porticciolo turistico. Luoghi di qualità che – insieme ad altri lidi che apriranno tra poco – si trovano a lottare quasi da soli, senza il supporto delle amministrazioni. Spazi che rischiano di divenire vere e proprie cattedrali nel deserto con progetti e proposte di alto livello, in un contesto, però, del tutto degradato e abbandonato da chi dovrebbe occuparsene. Si pensi solo al progetto di riqualificazione di Cala Materdomini, presentato tempo fa in pompa magna e ad oggi non ancora partito, lasciando l’intera zona del tutto fatiscente.
Nonostante alcuni passi avanti son stati fatti (si pensi solo alla costruzione dei parchi costieri come punta del serrone, ad esempio) ciò che manca è una visione globale sull’utilizzo generale della litoranea nonché la garanzia dei servizi minimi come la raccolta dei rifiuti o l’illuminazione delle strade.
Per questo, quando c’è chi prova a investire nel territorio con passione e fatica, non si può lasciare che tutto avvenga per singolo spirito d’iniziativa, senza alcun supporto o sostegno da parte di chi si dovrebbe occupare della cosa pubblica. Lo hanno capito benissimo a nord e a sud della nostra città, salvo che da noi.
Perché non comprenderlo? Gioverebbe a tutti: dagli imprenditori ai turisti, dai lavoratori alle amministrazioni locali. Il tempo scorre e a perderci è la città intera, senza distinzioni.

 

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